Descrizione
Questa icona russa della Madre di Dio Andronikovskaja o del fuoco, detta anche Madre di Dio del Fuoco, risale all’inizio del XIX secolo ed è attribuibile a un raffinato laboratorio della Russia centrale, specializzato nella pittura sacra tradizionale destinata alla devozione privata. L’immagine si ispira a una delle icone mariane più rare e venerate della tradizione ortodossa, legata alla storia dell’Impero bizantino e della famiglia imperiale dei Paleologi.
Secondo la tradizione, l’icona appartenne all’imperatore Andronico III Paleologo (1295–1341) e faceva parte delle reliquie dinastiche della casa imperiale di Costantinopoli. Nel 1347 la sacra immagine fu donata al convento di Monemvasia, in Morea, dove rimase custodita per secoli. Durante le devastazioni ottomane del 1821, l’egumeno Agapito fuggì portando con sé unicamente l’icona, considerata il bene più prezioso del monastero. Attraverso una complessa vicenda di trasmissioni, l’opera giunse all’imperatore russo Nicola I, che la fece custodire tra il 1839 e il 1868 all’Ermitage, residenza invernale della casa imperiale. Successivamente l’icona fu trasferita in un convento femminile della regione di Tver’, dove continuò a essere venerata come taumaturgica. La sua memoria liturgica è celebrata il 14 maggio e il 4 novembre.
Dal punto di vista iconografico, la Vergine è rappresentata a mezzo busto, con il capo leggermente inclinato e lo sguardo intenso, avvolta in un maphorion dai toni caldi che hanno dato origine all’appellativo popolare di “Madre di Dio del Fuoco”. Ai lati compaiono figure di santi: a sinistra un monaco anonimo e la martire Daria, a destra la martire Fotina.
L’icona è inserita in un kiot ligneo intarsiato, tipico della Russia del XIX secolo, realizzato come segno di profonda venerazione. L’eleganza del disegno, l’equilibrio cromatico e la qualità pittorica rendono questo esemplare un’opera di notevole valore storico, artistico e collezionistico.